Non ho voglia di fare la pappardella iniziale su cos’è l’intelligenza artificiale e quanto questa stia impattando nelle nostre vite.
Sono argomenti ormai sulla bocca di tutti, soprattutto grazie allo sviluppo che hanno visto questi strumenti in un lasso di tempo veramente breve.
Andiamo dritti al punto: l’AI sostituirà i musicisti?
Me lo sono chiesto spesso… Devo dire che ho seguito la nascita e lo sviluppo di alcuni degli strumenti più famosi (come ChatGPT) fin dagli albori. Con curiosità e interesse, fino al punto di diventare, giorno dopo giorno, una grossa costante nella mia routine lavorativa.
E ricordo bene che, a ogni nuovo strumento che provavo o di cui vedevo le nuove versioni, mi ritrovavo a pensare “Questa è la fine dei (figure professionali X)”.
In ambito musicale ci sono decine di tools che sfruttano l’intelligenza artificiale per creare istantaneamente canzoni. Il primo che mi viene in mente è Suno, ma ce ne sono davvero tantissimi, e li approfondirò in altri articoli.
Non so se l’avvento di strumenti sempre più avanzati porterà alla scomparsa dei musicisti, ma di una cosa sono estremamente sicuro: scompariranno i musicisti che non integreranno l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro.
Il musicista è reazionario
Lo so, è un’affermazione forte, e molto in controtendenza con quello che nell’immaginario collettivo è il musicista: anticonformista, creativo, aperto al cambiamento e anzi speranzoso nel cambiamento…
Ma la triste verità è ben diversa; se c’è una cosa che ho imparato dopo quasi venti anni in questo settore, è che il musicista è una delle figure professionali più ostiche al cambiamento che io abbia mai incontrato.
Nel corso degli anni ho visto i musicisti scagliarsi contro ogni innovazione tecnologica: internet, i social media, i VST, i modeler, le piattaforme di streaming, le lezioni su YouTube, e persino le lezioni online durante il lockdown.
In particolare su questo ultimo punto, ricordo benissimo quando in pieno lockdown molti colleghi erano ostili verso la didattica online, oltre che estremamente impreparati, al punto di non riuscire a tenere lezione su piattaforme assolutamente user friendly come Zoom o Skype.
Era una cosa che non avevo mai realmente percepito, perché per tutta una serie di fattori che non sto a spiegare, io le facevo già da anni avendo alcuni studenti all’estero.
L’avversità contro i contenuti online
Per non parlare dell’odio che ho visto nei confronti dei content creators che pubblicano online lezioni di musica. Un’avversità che fatico ancora a comprendere.
E vogliamo parlare di Spotify? Potrei stare ore a raccontare aneddoti di decine (se non centinaia) di musicisti che si scagliavano contro le piattaforme di streaming musicale, nel disperato tentativo di difendere un settore discografico che traeva profitto soprattutto dalla vendita del supporto (CD, Musicassetta etc.) e che era in una crisi mai vista a causa della pirateria.
E, al solito, qual è stata la soluzione? La lotta alla pirateria?
Ovviamente no. Sappiamo tutti come è andata: le piattaforme di streaming (non solo nel settore musicale) hanno letteralmente salvato il mercato da quella che era un’ondata incontrollabile, un cambiamento del valore percepito e della fruizione del prodotto da parte degli utenti che non avrebbe mai visto e non vedrà mai un’inversione di rotta.
Tempi diversi, stesse paure
Insomma, potrei fare decine se non centinaia di esempi. Le stesse noiose paure sono state vissute dai pittori quando è stata inventata la fotografia, dagli attori di teatro quando è stato inventato il cinema, dal cinema quando è stata inventata la televisione, dai contrabbassisti quando è stato inventato il basso elettrico, dai musicisti Jazz quando è nato il Rock ‘n’ Roll, dagli studi di registrazione quando ha preso piede l’home recording…
E se ci spingiamo fuori dal settore creativo gli esempi possono diventare decine di migliaia nel corso della storia.
Ma veramente vogliamo ricominciare da capo? Metterci di nuovo in trincea a osteggiare un cambiamento che è inevitabile, che è una vera e propria rivoluzione paragonabile all’invenzione della televisione, del computer o di internet?
Davvero volete essere quel tipo di figura professionale che accetta e accoglie il cambiamento solo quando diventa ormai inevitabile anche solo per continuare a svolgere il proprio lavoro?
Innovazione ed evoluzione
In tutti gli esempi che ho fatto prima c’è una costante: l’innovazione tecnologica ha sì sconvolto i settori che ho nominato, ma ha anche spinto a un cambiamento e a un’evoluzione.
Quando la macchina fotografica fu inventata, molti temevano che avrebbe reso la pittura obsoleta. In realtà, la fotografia ha liberato i pittori dall’obbligo di rappresentare la realtà, dando vita a movimenti come l’impressionismo, il cubismo e l’astrattismo.
Il cinema non ha cancellato il teatro, ma ha spinto questo ultimo a evolversi, valorizzando l’intimità e la connessione dal vivo. Il cinema stesso è diventato un’arte a sé, la settima arte per l’esattezza.
Potrei portare centinaia di esempi simili, ma non voglio diventare prolisso, mi basta che sia chiaro il concetto.
La valorizzazione del contenuto umano
Questa è una considerazione che è valida nel momento in cui scrivo questo articolo. Non posso sapere se tra qualche anno sarà ancora così, ma ad oggi ho una certezza:
se la tua creatività può essere sostituita oggi stesso dall’intelligenza artificiale, probabilmente dovresti farti qualche domanda sulla qualità delle tue competenze.
Lo so, è una frase forte, ma è purtroppo la verità. Non dico che l’AI non potrà mai superare l’essere umano dal punto di vista creativo. Quel momento arriverà, e molto prima di quanto pensiamo. Ma ad oggi siamo ancora molto lontani, e il contributo umano, proprio grazie a questi tools, sta assumendo ancora più valore.
L’AI non sta sostituendo i lavoratori. L’AI sta sostituendo i lavoratori che lavorano male.
Consapevoli delle proprie scelte
Ho un enorme flashback sugli episodi che ho citato prima. Potevi tranquillamente continuare a lavorare utilizzando carta e penna, ma accettando il fatto che i tuoi competitor utilizzavano il computer ti avrebbero soppiantato.
Potevi lavorare senza promuoverti sui social o usare internet, accettando però che la concorrenza ti avrebbe sottratto clienti.
Ad oggi, puoi tranquillamente lavorare senza utilizzare l’intelligenza artificiale, basta che tu sia consapevole del fatto che i tuoi competitor che la utilizzano offrono un servizio migliore, e che prima o poi questo conto lo pagherai.
Puoi tranquillamente scegliere da che parte stare. Puoi osteggiare un cambiamento inevitabile, o puoi fare uno sforzo per cercare di capire il mondo che sta arrivando (o che è già qui) e sfruttare l’AI per migliorare il tuo lavoro.
L’importante è essere consapevoli delle proprie scelte.
Come utilizzare l’intelligenza artificiale nella musica?
Beh, ammettiamolo: questo era più un articolo di sfogo che un contenuto didattico. Però vuole essere il primo di una serie di articoli dedicati proprio all’intelligenza artificiale e alla sua integrazione in ambito musicale.
Un primo articolo, in realtà, lo avevo già scritto, ed era dedicato alla creazione di suoni su modeler grazie all’aiuto di ChatGPT. Se vuoi dargli un’occhiata puoi trovarlo qui!
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A presto,
Andrea.




Ciao, mi chiamo Sara e sono una cantante. Ho trovato questo tuo ragionamento interessante e mi trovo d’accordo sul fatto che l’Ai sostituirà chi lavora male. Ad oggi esistono canzoni cantate dall’Ai, ma rimane il fatto che questa non riesce a raggiungere il talento umano. L’ho notato di recente con cantanti molto bravi, non dico famosi, ma di un livello alto e anche se l’Ai canta in maniera perfetta, non riesce ad arrivare al loro livello, manca quel calore che solo l’imperfezione umana può dare. Penso che in futuro esisteranno poche leggende umane nel campo dell’industria pop videoludica e questo gioverà a chi, come me, si esibisce dal vivo per lavoro. Ho notato nel mio campo un aumento di ricerca degli artisti in carne ed ossa, è come se l’Ai avesse in qualche modo portato le persone a ricercare quella presenza e tepore umano. Infatti adoro poter parlare con il pubblico, abbracciarlo e scherzarci insieme. Questo l’Ai non lo darà mai. Detto questo penso anche io che non tutto il male vien per nuocere, non è detto che l’Ai potrebbe essere quel pericolo che pensiamo, bisogna solo usarla con intelligenza.
Grazie mille per il tuo commento, Sara!