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C’è un buon gruppo di musicisti che tutti gli anni si affannano in modo commuovente per far sapere a tutti che non guardano il festival di Sanremo

E vi dirò, rispetto al passato non sono neanche tantissimi… 

Qualche anno fa questa era una tendenza fuori controllo, non mi sarei meravigliato se qualche collega mi avesse telefonato nel cuore della notte solo per dirmi che a lui di Sanremo non gliene fregava niente. 

Comunque, questa è tuttora una pratica evergreen, e anche quest’anno non mancheranno i personaggi che pedissequamente cercheranno di elevarsi o di validare la propria competenza facendo sapere a tutti che evitano di guardare la kermesse musicale più importante d’Italia e una delle più importanti d’Europa. 

È assurdo se ci pensate, non avviene in nessun altro settore questa cosa.

Polemiche a parte, voglio dirvi perché per chi fa musica, qualunque tipo di musica e a qualsiasi livello, è importante guardare il festival di Sanremo:

Capire la direzione del settore

Sanremo, volenti o nolenti, riflette le tendenze del mercato discografico: quelle già affermate e quelle che caratterizzeranno il futuro.

Se si ascolta con attenzione l’impronta sonora dei pezzi che vengono eseguiti durante la kermesse e si ha un orecchio sulla musica attuale, si può tranquillamente capire quali sono gli elementi che vengono dalle tendenze degli anni passati e quali contraddistingueranno la musica dei prossimi anni. 

Le strategie promozionali

Oltre alla gara, Sanremo è un’operazione di Marketing gigantesca. 

Analizzare le strategie che hanno utilizzato i vari artisti per promuovere le loro canzoni è essenziale per ideare e pianificare la promozione dei nostri brani. 

Ovviamente bisogna saper distinguere quali sono efficaci in funzione di una cannonata di esposizione mediatica come quella del festival, e quali invece possono funzionare indipendentemente da quel contesto.

Fidatevi: sono molte le strategie che possiamo riportare nel nostro ambiente. 

Un esempio:

Vi ricordate chi ha vinto Sanremo giovani nel 2025? Io onestamente no… ma ricordo un partecipante: Settembre, con il suono brano “Vertebre”.

E me lo ricordo non solo perché il pezzo mi è piaciuto particolarmente, ma per il tipo di promozione che attuò all’epoca sui suoi social.

Vi lascio tre reels di instagram molto interessanti, trend che ha sfruttato in modo egregio per promuovere la sua canzone:

  • Reel 1: Hook potente, un modo efficace per fermare lo scrolling e catturare l’attenzione fino alla fine del video (così da ascoltare tutta la parte del brano proposta).
  • Reel 2: Format ideale per stimolare l’interazione e far sentire chi guarda parte integrante dell’ascolto.
  • Reel 3: Perfetto per creare un legame emotivo con chi ascolta il pezzo.

Ah, piccola nota a margine: secondo voi quanto è costata la produzione di questi contenuti? Tanto per rispondere a chi in consulenza mi dice che vorrebbe promuovere i propri lavori ma non ha budget.

Cosa resta dopo?

Capire quali canzoni resistono alla prova del tempo e perché è un’ottima scuola.

Gli arrangiamenti, il testo, la melodia… sono tante le cose che possono far diventare un pezzo un centometrista o un maratoneta. 

Le canzoni presentate al festival ne sono l’esempio più lampante, perché godono di un’esposizione mediatica fuori misura. Analizzarne il percorso nel tempo è fondamentale per capire come si muove veramente la musica.

Esercizio pratico:

Quali canzoni vi ricordate delle passate edizioni del festival di Sanremo?

Fate una lista di queste canzoni e approfonditele, analizzatele dal punto di vista melodico, armonico, culturale e della produzione musicale.

Trovate una risposta al perché alcune canzoni sopravvivano più di altre alla prova del tempo, e vi assicuro che sarà un ottimo spunto per vedere i vostri brani con un angolo diverso e estremamente utile.

Il contenuto, non solo il contenitore

L’ultimo punto è forse il più importante: la musica e i musicisti del festival di Sanremo.

Possono non piacervi le canzoni, gli artisti, il gossip e il contenuto patinato che fanno da cornice a questa manifestazione, ma ignorare il lavoro di una crew di professionisti come quella che lavora al festival di Sanremo posso dire che non è molto intelligente.

Dopo aver passato buona parte della mia vita con lo strumento addosso posso dire una cosa: che si impara veramente da tutto e non si finisce mai di imparare.

Lo so che è una frase un po’ scontata e un pizzico banale, ma la dico perché credere di non avere niente da imparare dal lavoro di alcuni tra i migliori professionisti del nostro paese è molto poco sensato.

Cominciate piuttosto ad ascoltare con attenzione le parti, gli arrangiamenti, il lavoro che c’è dietro a questo spettacolo, e vi assicuro che non mancherà l’occasione per portarsi dentro qualcosa di utile.

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