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Ok, è ora di un articolo polemico…

Ho provato a evitarlo, lo giuro, ma ho avuto un trigger devastante guardando un interessantissimo reel di passionestrumenti con protagonista Federico Malaman.

Cliccate qui per vedere il reel!

Ma facciamo un passo indietro

Il fulcro dell’articolo sono le scuole di musica (e i loro insegnanti) che diventano dei veri e propri organizzatori di eventi. Eventi in cui, anche se citata costantemente, la didattica e tutto fuorché protagonista.

Alt… so benissimo che chi di voi mi conosce potrebbe dire che anche io ho portato avanti un concetto simile in alcuni miei precedenti progetti.

Beh, questo è assolutamente vero!

Ma qual era lo scopo?

Generazioni diverse

Il punto è questo: per un lungo arco di tempo, la didattica musicale si svolgeva esclusivamente tra le quattro mura della scuola, nel rapporto tra insegnante e allievo.

E non c’è assolutamente niente di sbagliato in questo…. Semplicemente, però, non basta!

Nel corso dei miei studi mi sono reso conto che la moltitudine di percorsi didattici disponibili (molti dei quali ho anche frequentato), ti preparavano letteralmente per tutto, tranne per una cosa: affrontare il palco.

Ora, questa cosa ha portato la nostra generazione a scontrarsi con una realtà forte: potevi essere il più preparato dei musicisti, ma se non eri abituato al palco non lo reggevi.

O quantomeno, la performance non rendeva certo giustizia alla tua preparazione…

Un nuovo modo di fare didattica

Ecco perché, negli anni, moltissime realtà didattiche (comprese alcune fondate da me e/o che hanno visto la mia partecipazione come insegnante), hanno portato avanti svariate iniziative per portare gli studenti sul palco:

Concerti, jam session, corsi di musica d’insieme, contest e chi più ne ha più ne metta…

Cosa c’è di sbagliato in questo?

Sulla carta direi assolutamente niente.

Se non fosse per il fatto che il nostro ambiente è letteralmente invaso da scuole che promuovono continuamente attività di questo tipo.

Jam session, contest, concerti degli studenti con cadenza settimanale, quindicinale, mensile…

L’attività Live è diventata in tutto e per tutto l’epicentro della didattica di alcune scuole, e su questo qualcosa da ridire potrei averla.

Perché se far salire gli studenti su un palco con la giusta preparazione li aiuta a gestire quella che è una componente essenziale del musicista, c’è anche da dire che farlo continuamente dando a questi studenti decine di brani da preparare per i prossimi concerti è il modo ideale per evitare di fare veramente lezione.

Dov’è la formazione?

Già, perché lei è la grande assente. E questo perché purtroppo, nella quasi totalità dei casi, queste scuole non affiancano l’attività live al percorso didattico standard.

Non c’è un corso extra da seguire rispetto alla classica lezione settimanale da un’ora. Non c’è un programma e non c’è formazione specifica sul suonare live.

C’è solo una lunga lista di brani da assegnare per il prossimo live e da insegnare agli studenti durante la lezione settimanale, e questo porta a un solo risultato: non si va mai avanti. Anche se, devo dire, è estremamente comodo.

È comodo per tutti, no?

L’insegnante non deve strutturare un percorso e aiutare lo studente a seguirlo.

Lo studente, dal canto suo, non deve sorbirsi faticose nozioni che necessitano di tempo ed energie per essere assimilate. Anzi, si diverte sempre! Suona sempre pezzi nuovi, no?

In pratica vincono tutti! O forse no?

Forse… no!

No, ragazzi, così vince la mediocrità.

Beninteso, se vi accontentate del vostro attuale livello e il vostro obiettivo è quello di riuscire a suonare più o meno tutto in modo dignitoso e avere delle belle foto mentre suonate su un palco, va benissimo così!

Però, in quel caso, perché continuare a frequentare le lezioni?

Siete a posto, formate la vostra band e calcate tutti i palchi che potete!

Viceversa, se pensate che questo sia il modo migliore per crescere, trovare la vostra identità musicale e diventare dei musicisti completi e professionali, vi do una brutta notizia: non lo è in alcun modo.

Vi assicuro che, per quanto alcuni possano dire il contrario, imparare 300 canzoni e portarle settimanalmente su un palco non fa di voi dei musicisti migliori. Può sicuramente rendervi più abituati al palco, ma non più competenti.

Vignetta che rappresenta una catena di montaggio in cui entrano delle persone anonime ed escono delle rockstar

Gestire le difficoltà

Le difficoltà che in questo tipo di situazioni non vengono mai messe sul piatto, sono proprio quelle che vi aiuteranno a crescere.

Certo, spaventano. Spaventano tanto voi quanto alcuni insegnanti che non riescono a gestirle e hanno paura che lo studente si scoraggi e smetta di andare a lezione.

E so anche che è faticoso.

È faticoso leggere lo spartito quando si ha la TAB, è faticoso tirare giù un pezzo a orecchio quando si possono trovare gli accordi online, è faticoso fare l’analisi armonica di un brano quando si può suonarlo senza avere la minima idea di come sia fatto, è faticoso pensare ad arrangiare una parte quando si può accompagnare con la tonica o con gli accordi in prima posizione senza sbattimenti, e così via…

Pensate però alla musica come una lingua: davvero vi accontentereste di pronunciare delle frasi a pappagallo in inglese il cui significato non vi è del tutto chiaro invece di essere in grado di sostenere una vera e propria conversazione?

Le presunte opportunità di visibilità e carriera

“Almeno vi fate conoscere”, “più suonate a giro, più opportunità avrete”, “magari qualcuno vi nota”

Quante volte ho sentito queste frasi in circostanze simili. È capitato anche a voi per caso?

Beh, sono assolutamente vere. Ragazzi, è assolutamente così: se rimanete in cameretta non realizzerete alcuna opportunità, non conoscerete gente, non avrete possibilità di essere notati e farvi conoscere.

Il punto però è anche COME ci si fa conoscere. E qui torniamo al reel che mi ha fatto decidere a scrivere questo articolo.

Vedete, l’importante non è salire sul palco all’arrembaggio e portare a casa il pezzo o la serata.

Quello che conta è salire sul palco e avere qualcosa da dire musicalmente. Dare qualcosa che rimanga davvero alle persone che ti ascoltano, e che faccia loro dire “con questa persona voglio collaborarci!”.

E questa cosa la si ottiene solo un una bella dose di studio, impegno e dedizione.

Siate curiosi, determinati, ambiziosi.

La musica è un linguaggio estremamente vasto e complesso, in cui c’è però molto da dire se sai come dirlo… Non accontentavi di salire sul primo palco che trovate.

Fine dell’articolo polemico, iscrivetevi alla newsletter per non perdere i prossimi pipponi o i contenuti didattici che mando periodicamente, trovate il form in fondo a questa pagina!

Andrea.

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