Se c’è una cosa certa nel lungo percorso di studi di un musicista, è che si impara più dagli errori che dai successi. Ecco perché, in questo articolo, voglio parlarvi di 8 Errori che ogni bassista ha commesso almeno una volta. Pronti? Partiamo!
#1 – Fare Poca Attenzione alla Durata delle Note
Questa è forse la più sottile e difficile anche se l’ho messa come primo punto. Non è infatti un errore facile da rilevare (soprattutto per chi è alle prime armi), ma è sicuramente una delle caratteristiche che differenziano, insieme a molte altre, un bassista principiante da uno intermedio o avanzato.
Ma di cosa si tratta nello specifico? Quando parlo di durata delle note mi riferisco a quelle piccole variazioni nella durata o nella pronuncia delle note che coinvolgono una frase o una bass line tutta. Capita di vederlo più spesso nelle linee che hanno più figure ritmiche uguali consecutivamente, ad esempio una linea di basso in ottavi: in questa situazione può appunto capitare che gli ottavi che coinvolgono la parte siano suonati alcuni più “lunghi” e altri un pochino più staccati o “corti”.
Come risolvere?
Per risolvere questo inconveniente possiamo attuare due semplici passaggi:
- Accorgersi dell’errore. La maggior parte delle volte infatti un bassista principiante o intermedio tende a concentrarsi sulla parte che deve suonare senza ascoltare effettivamente come la sta suonando. Un primo esercizio è quindi quello di prestare più attenzione alle note che stiamo effettivamente producendo e correggere eventuali durate non corrette. Se non si riesce inizialmente a indirizzare parte della concentrazione all’ascolto, un ottimo strumento per valutare correttamente quello che si è suonato può essere registrarsi e riascoltarsi, un esercizio di cui non sottolineerò mai abbastanza l’importanza.
- Cantare la parte che dobbiamo suonare. Questo non vale solo per correggere la durata delle note, ma anche buona parte degli errori che commettiamo. La maggior parte di questi sono infatti dovuti al fatto che siamo convinti di conoscere la parte che dobbiamo suonare, ma in realtà ancora non ci è entrata perfettamente in testa. Cantarla è un espediente incredibilmente utile per aumentare la connessione con il nostro strumento e con il groove che dobbiamo suonare.
#2 – La “Pacca” sul 2 e sul 4
Ci sono alcuni generi che necessitano di una certa “sporcizia”, sporcizia che si traduce sostanzialmente in effetti ritmici che arricchiscono la linea di basso. Basti pensare ad elementi puramente ritmici come le ghost notes, che condiscono con un bel po’ di groove le nostre linee. La famosa “pacca” sul 2 e sul 4 rientra assolutamente in questa categoria, ma è sicuramente una pessima abitudine quando diventa uno standard del nostro playing anche quando e dove non richiesto.
Insomma, uno degli errori più comuni (e gravi) che possiamo fare è quello di NON avere il controllo degli effetti ritmici, finendo per introdurli anche in contesti in cui sono assolutamente superflui.
Provate a dare delle sonore “pacche” sul 2 e sul 4 in studio mentre registrate un qualsiasi pezzo, e vedrete presto il fonico alzare gli occhi al cielo.
È importante quindi ascoltarsi attentamente e capire il territorio su cui ci stiamo muovendo, per sapere quando dobbiamo suonare una linea quanto più pulita possibile e quando, invece, possiamo permetterci di arricchire la nostra bass line con strisciate, ghost e altri effetti ritmici.
#3 – Non Fare Attenzione al Suono
Anche se nessuno di noi smetterà mai di cercarlo, credo di poter affermare che non esiste il suono perfetto. C’è però un tipo di suono che ci si avvicina abbastanza, ed è… il suono adatto!
In che senso?
Ogni contesto musicale ha il suo suono ideale; questo vale per tutti gli strumenti musicali, e il basso elettrico ovviamente non fa eccezione.
Piccolo suggerimento: provate ad utilizzare dei riferimenti quando create i vostri suoni. Ascoltate bene il sound delle bass line di cui suonate le cover, e provate ad adattare ad esso le vostre sonorità. Questo vi aiuterà enormemente ad approfondire le immense possibilità che avete a disposizione, e vi sarà utile per cominciare a creare la vostra personalissima identità sonora.
#4 – Non Curare la Strumentazione
Ok, non esiste il suono perfetto, ma sicuramente esiste quello sbagliato, e avere una pessima cura della strumentazione è una delle strade più semplici per ottenerlo. Corde che frustano sulla tastiera, corde stravecchie che non hanno più la minima resa, elettronica non schermata che ronza, attacchi jack rumorosi… sono tantissime le variabili nella nostra strumentazione che possono creare seri problemi al nostro suono.
Per evitarli basta creare una semplice routine di manutenzione, che va dal cambio corde alla verifica delle varie parti elettroniche presenti sui nostri strumenti. Parte di questa manutenzione possiamo svolgerla in autonomia, mentre per alcuni altri lavori possiamo affidarci al nostro liutaio di fiducia, ma non dimentichiamoci mai che uno strumento in condizioni pessime, per quanto blasonato, può assolutamente essere SOTTERRATO da uno strumento entry level che abbia ricevuto nel tempo una costante cura.
Non ci credete? Provate a confrontare uno squier con le corde nuove e ben regolato e un custom shop con le corde finite e il manico imbarcato, poi ne riparliamo…
#5 – Mettere Ghost Notes OVUNQUE
Un punto non dissimile da quello della “pacca” sul 2 e sul 4, ma questo non lo evidenzierò mai abbastanza. Imparare a gestire ed implementare le ghost notes nelle linee di basso è un passo importante per qualsiasi bassista. Queste infatti apportano un contributo stilistico notevole in alcuni generi musicali come il funk (giusto per citarne uno). Ma uno dei problemi che riscontro più spesso con i miei allievi è che, quando si prende confidenza con questa tecnica espressiva, si finisce con l’abusarne introducendo ghost notes ovunque.
Questo è perfettamente comprensibile, perché il padroneggiare questa tecnica porta inevitabilmente a far sì che diventi un’automazione della mano destra. Cercate però di distinguere sempre il contesto musicale in cui state suonando, capendo quando queste possono arricchire la linea di basso e quando invece risultano totalmente avulse dal brano che state suonando o registrando.
#6 – Non Variare mai Tecnica
Il basso elettrico, così come tantissimi altri strumenti, può essere suonato con una quantità immane di tecniche completamente diverse. Pizzicato, slap, tapping, e il tanto famigerato PLETTRO sono solo alcune delle tecniche con cui possiamo mettere in vibrazione le nostre corde e cambiare completamente la sonorità del nostro strumento.
Ognuna di queste tecniche può svoltare totalmente le vostre bass line, ed un errore molto frequente è quello di limitare il vostro playing ad una sola di questa. Suonare tutto in pizzicato, tutto con il plettro, o mettere slap ovunque è uno dei modi migliori per fare diventare totalmente piatto il vostro modo di suonare.
Quando suonate una cover aguzzate le orecchie e cercate di capire quale tecnica è stata utilizzata per suonare quel brano, provate ad avvicinarvi a quella sonorità e farle vostre. Questo vi aiuterà enormemente quando vi ritroverete a registrare o suonare dei pezzi inediti, perché vi spingerà a trovare la tecnica più adatta per far sì che il basso elettrico dia un contributo fondamentale alla riuscita del brano.
#7 – Non Variare mai la Dinamica
Questo è una delle caratteristiche che, soprattutto dal vivo, mi fanno subito capire il livello di un bassista. Mi capita spesso infatti di vedere alcuni bassisti che tendono a tenere la stessa dinamica per un intero live, non seguendo minimamente il mood dei brani in scaletta o i momenti dello show.
È importante capire che una buona gestione della dinamica è una tappa fondamentale per qualsiasi tipo di musicista, ed una delle caratteristiche più importanti dell’interplay con gli altri musicisti della band.
Come attuare una buona gestione della dinamica?
Generalmente ai miei allievi consiglio di avere sempre tre livelli di dinamica, e di utilizzare questo parametro anche per gestire il volume dell’amplificatore facendo riferimento al volume della batteria:
- Medio: questo sarà il livello di dinamica da tenere per la maggior parte dei brani, con il volume del nostro strumento che abbia ancora margine per i due seguenti livelli.
- Basso: è importantissimo avere a disposizione la possibilità di poter suonare piano, seguendo il mood delle varie parti del brano o per momenti dello show in cui il frontman parla (magari presentando la band) e in cui non dobbiamo in alcun modo sovrastare la sua voce ma creare invece un piacevole sottofondo.
- Alto: Da non sottovalutare anche il lasciare margine ad una dinamica più forte, per i momenti dello show in cui c’è bisogno di martellare a dovere.
#8 – Non Ascoltarsi e non Ascoltare gli Altri
Questo è l’errore da cui scaturiscono tutti gli altri, forse quello più grave. Non ascoltare quello che si sta facendo e, soprattutto, non ascoltare cosa stanno facendo i musicisti con cui stiamo suonando.
Questo ci porta a commettere buona parte degli errori di cui ho parlato sopra, poiché la maggior parte di questi derivano proprio dalla poca attenzione che a volte dedichiamo al nostro ascolto e a quello degli altri.
La maggior parte delle volte che vedo questa pessima abitudine, questa avviene soprattutto perché si è troppo concentrati e distratti dalle parti che stiamo suonando, ma vi assicuro che dedicare parte della contrazione a ciò che sta succedendo sul palco a livello musicale svolterà completamente il vostro modo di suonare.
Suggerimento: cominciate a dedicare parte della vostra concentrazione sull’ascolto degli altri mentre suonate brani molto semplici o che suonate con molta facilità. Questo vi aiuterà a sviluppare una certa “indipendenza”, cominciando a suonare in modo più rilassato e coeso con gli altri membri della band.
Conclusioni
Wow, credevo venisse più breve questo articolo. Tutti gli errori di cui vi ho parlato sono in realtà frutto di disattenzione, e quindi è molto molto facile risolverli e migliorare velocemente il nostro playing.
Io, in tanti anni con lo strumento in mano, li ho commessi veramente TUTTI (e molti altri di cui vi parlerò), e voi? Per raccontarmi i vostri dubbi e fissare una lezione di prova contattatemi!
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Alla prossima!
Andrea.



